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RIFORMA DEGLI INCENTIVI ALLE IMPRESE 2026

Aprile 21, 2026
in BANDI, Finanza Agevolata, News, Newsletter
RIFORMA DEGLI INCENTIVI ALLE IMPRESE 2026
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RAMSES CONSULTING NEWS n. 776 – 22 aprile 2026

Quali misure restano e quali vengono soppresse

Ha preso avvio, con l’assegnazione alle Commissioni di Senato e Camera, l’iter parlamentare del decreto legislativo di attuazione della delega al Governo per la revisione del sistema degli incentivi alle imprese, la semplificazione delle relative procedure e il riordino dei controlli sulle attività economiche.

L’intervento si inserisce in un percorso di riforma più ampio, finalizzato a superare l’attuale frammentazione delle agevolazioni pubbliche e a definire un quadro più ordinato, selettivo e programmabile. L’obiettivo è quello di passare da un sistema caratterizzato da una pluralità di misure spesso sovrapposte a un modello fondato su un numero limitato di strumenti “portanti”, capaci di ricondurre entro un’architettura unitaria gran parte delle politiche di sostegno alle imprese.

La domanda centrale, quindi, è chiara: quali incentivi vengono confermati e quali, invece, cessano di operare come strumenti autonomi?

Gli obiettivi della riforma del sistema degli incentivi

La razionalizzazione dell’offerta di incentivi si sviluppa lungo tre direttrici fondamentali.

La prima riguarda la ricognizione e sistematizzazione delle misure esistenti, sulla base di criteri che tengano conto delle finalità perseguite: sostegno agli investimenti, ricerca, sviluppo, occupazione, innovazione, formazione, sostenibilità ambientale, accesso al credito, rafforzamento patrimoniale e crescita dimensionale delle imprese.

La seconda direttrice è quella della concentrazione dell’offerta, con l’obiettivo di ridurre sovrapposizioni, duplicazioni e dispersione del sostegno pubblico. In questa logica, il legislatore punta a selezionare le misure ritenute più idonee a rappresentare standard tipologici di riferimento, capaci di assorbire tanto gli strumenti già esistenti quanto eventuali interventi futuri.

La terza direttrice riguarda la programmazione degli interventi di incentivazione da parte delle amministrazioni competenti, su un orizzonte temporale coerente con le finalità del sostegno e fondato su valutazioni effettuate ex ante.

Su quest’ultimo punto va osservato che gli aspetti relativi alla programmazione trovano una trattazione più organica nello schema di decreto legislativo recante il cosiddetto Codice degli incentivi, che rappresenta il quadro di riferimento sistematico entro cui si colloca anche la presente riforma.

Perché si interviene ora

Alla base del riordino vi è un dato ormai evidente: negli ultimi anni il sistema degli aiuti alle imprese si è notevolmente ampliato, anche per effetto delle misure straordinarie introdotte per fronteggiare prima la pandemia e poi gli effetti economici del conflitto russo-ucraino.

Questo processo è stato favorito anche dall’evoluzione del quadro europeo in materia di aiuti di Stato, che ha temporaneamente consentito margini di flessibilità più ampi per permettere agli Stati membri di adottare interventi urgenti e mirati. Il risultato è stato, però, un insieme molto eterogeneo di strumenti, la cui complessità è cresciuta in modo significativo.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in qualità di amministrazione proponente, ha quindi provveduto a una ricognizione e a una mappatura delle misure riconducibili alle diverse amministrazioni titolari, individuando un percorso di razionalizzazione che segna il passaggio da un modello composto da circa 33 strumenti direttamente amministrati dal MIMIT a un sistema concentrato su poche misure cardine.

I cinque strumenti che diventano centrali

A seguito dell’attività di ricognizione e sistematizzazione, l’offerta degli incentivi per i quali il MIMIT assume il ruolo di amministrazione responsabile viene ricondotta a cinque strumenti principali:

  • Fondo per la crescita sostenibile
  • Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese
  • Fondo di sostegno al venture capital, o Fondo nazionale per l’innovazione
  • Beni strumentali – Nuova Sabatini
  • Incentivi nel settore dell’aerospazio, ai sensi della legge 24 dicembre 1985, n. 808

Di questi, il Fondo per la crescita sostenibile diventa il vero perno della nuova architettura.

A. Fondo per la crescita sostenibile

Il quadro che emerge dalla riforma è quello di un sistema profondamente ricomposto. Molte agevolazioni che finora hanno operato come strumenti autonomi cessano di esistere in quanto tali e vengono ricondotte all’interno di un contenitore unitario: il Fondo per la crescita sostenibile (FCS).

Il MIMIT passa così dalla gestione diretta di una pluralità di misure separate a un modello più concentrato, fondato su pochi strumenti chiave e su un’unica infrastruttura articolata per sezioni, con l’obiettivo di garantire maggiore coerenza, efficienza e capacità di programmazione.

Il Fondo per la crescita sostenibile viene quindi rafforzato e trasformato in una piattaforma centrale di politica industriale, destinata – sulla base di obiettivi e priorità periodicamente stabiliti e nel rispetto del quadro europeo sugli aiuti di Stato – al finanziamento di programmi e interventi con un impatto significativo sulla competitività del sistema produttivo nazionale.

Le sue finalità si articolano in quattro grandi sezioni:

  1. ricerca, sviluppo e innovazione;
  2. start up d’impresa;
  3. investimenti produttivi per la transizione verde e digitale;
  4. accesso al credito e al mercato dei capitali.

1. Ricerca, sviluppo e innovazione

La prima sezione del Fondo è dedicata alla promozione di iniziative di ricerca, sviluppo e innovazione considerate strategiche per il rafforzamento della competitività del sistema produttivo.

L’azione del Fondo riguarda, in particolare:

  • il consolidamento dei centri e delle strutture di ricerca e sviluppo delle imprese;
  • il sostegno alla trasformazione tecnologica e digitale;
  • la valorizzazione dei titoli di proprietà industriale;
  • la partecipazione a progetti di rilievo europeo, compresi gli IPCEI;
  • l’attivazione di bandi tematici per progetti di ricerca, trasferimento tecnologico e innovazione.

Per i progetti di maggiore dimensione o di rilevanza strategica potranno essere previste procedure che valorizzano il confronto con i soggetti coinvolti, anche mediante profili di negoziazione utili a definire aspetti specifici dell’iniziativa o azioni di sistema funzionali al raggiungimento degli obiettivi.

Accanto a queste procedure, il Fondo potrà operare anche tramite:

  • sportelli tematici;
  • sostegno alla partecipazione delle imprese a iniziative promosse dalle istituzioni europee;
  • misure per la valorizzazione e tutela della proprietà industriale e intellettuale.

Tra gli strumenti e le misure che confluiscono in quest’area rientrano:

  • Voucher 3i;
  • Voucher per la consulenza in innovazione;
  • Fondo per il trasferimento tecnologico;
  • Brevetti+, Marchi+, Disegni+;
  • Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico;
  • IPCEI;
  • Digital Transformation;
  • Fondo per lo sviluppo delle tecnologie e delle applicazioni di intelligenza artificiale, blockchain e Internet of Things;
  • partenariati per la ricerca e l’innovazione Horizon Europe;
  • Accordi per l’innovazione;
  • altri incentivi di R&S già presenti nel Fondo.

2. Start up d’impresa

La seconda sezione è dedicata alla creazione e allo sviluppo di nuove imprese, con particolare attenzione all’imprenditoria innovativa, creativa, giovanile e femminile.

Gli incentivi attivati in quest’ambito sono diretti a sostenere, su tutto il territorio nazionale:

  • la nascita di nuove imprese;
  • lo sviluppo di start up innovative;
  • la nuova imprenditorialità in settori innovativi e creativi;
  • le iniziative a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile.

Anche in questo caso il Fondo opererà attraverso bandi tematici, adottati nell’ambito di una disciplina quadro definita con decreto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato e dei principi del Codice degli incentivi.

In questa sezione confluiscono strumenti che fino ad oggi hanno avuto una propria autonomia, tra cui:

  • Nuove imprese a tasso zero;
  • Smart&Start Italia;
  • Fondo impresa femminile;
  • Fondo per le piccole e medie imprese creative.

L’area è quindi costruita per sostenere sia la fase di avvio sia quella di consolidamento della nuova imprenditorialità, rafforzando anche il collegamento con il mercato del venture capital.

3. Investimenti produttivi per la transizione verde e digitale

La terza sezione del Fondo è dedicata agli investimenti produttivi per la transizione verde e digitale.

L’obiettivo è sostenere interventi diretti:

  • al rafforzamento della struttura produttiva del Paese;
  • al riutilizzo degli impianti produttivi;
  • al rilancio dei territori in crisi;
  • alla transizione ecologica e digitale delle imprese;
  • alla tutela ambientale.

Per il raggiungimento di tali finalità il Fondo opera principalmente attraverso:

  • i Contratti di sviluppo, per il sostegno a programmi di investimento produttivi strategici e innovativi di grandi dimensioni;
  • l’emanazione di bandi tematici finalizzati a sostenere programmi qualificati di investimento da parte delle imprese.

Tra le misure ricondotte a questa sezione figurano:

  • Contratti di sviluppo;
  • Nuova Marcora;
  • interventi di rilancio delle aree di crisi industriale;
  • Italia Economia Sociale;
  • Fondo per il sostegno alla transizione industriale.

4. Accesso al credito e al mercato dei capitali

La quarta sezione del Fondo è finalizzata a sostenere la continuità e lo sviluppo dell’attività d’impresa, riducendo gli impatti occupazionali connessi a situazioni di temporanea debolezza economico-finanziaria e attivando capitali pubblici e privati a supporto dei piani di ristrutturazione.

Le finalità principali riguardano:

  • la continuità operativa delle imprese in difficoltà temporanea;
  • la salvaguardia dell’occupazione;
  • il sostegno alle imprese sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata;
  • il supporto alle PMI attraverso strumenti di capitale e finanza.

Il Fondo opera in quest’ambito attraverso:

  • il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa;
  • bandi tematici complementari, adottati nell’ambito di una disciplina quadro definita dal MIMIT.

Le misure ricondotte a questa sezione includono:

  • Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti;
  • agevolazioni per le imprese confiscate o sequestrate alla criminalità organizzata;
  • Fondo destinato a sostenere le grandi imprese in temporanea difficoltà finanziaria;
  • Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa.

Quali misure vengono soppresse

Parallelamente al processo di accorpamento, il decreto dispone la soppressione esplicita di numerosi incentivi come strumenti autonomi.

Tra questi figurano, tra gli altri:

  • Fondo per il trasferimento tecnologico;
  • Fondo per la ricerca e sviluppo industriale e biomedico;
  • Nuove imprese a tasso zero;
  • Fondo impresa femminile;
  • Fondo imprese creative;
  • Digital Transformation;
  • Fondo per la transizione industriale;
  • diverse misure dedicate all’economia circolare e al Green New Deal;
  • vari strumenti destinati alle imprese in difficoltà.

La soppressione, tuttavia, non equivale necessariamente alla scomparsa delle relative finalità di policy. Le risorse, comprese quelle non utilizzate o rientrate, vengono infatti progressivamente riallocate nelle diverse sezioni del Fondo per la crescita sostenibile, nel rispetto delle finalità originarie.

B. Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese

Il Fondo di garanzia per le PMI, istituito dalla legge n. 662 del 1996, è uno degli strumenti più consolidati del sistema nazionale di sostegno all’accesso al credito.

Nato per agevolare l’ottenimento di finanziamenti da parte delle piccole e medie imprese tramite la concessione di garanzie pubbliche su prestiti erogati da banche e intermediari finanziari, il Fondo è divenuto negli anni una vera e propria infrastruttura di sistema, apprezzata sia dalle imprese sia dagli operatori del credito.

La sua importanza si è manifestata in modo ancora più evidente nei momenti di crisi, dalla fase successiva al fallimento di Lehman Brothers fino agli anni segnati dalla pandemia e dagli effetti del conflitto russo-ucraino. In questi contesti il Fondo ha svolto una funzione decisiva di salvaguardia della tenuta del sistema imprenditoriale nazionale.

Non a caso, è oggi considerato una best practice anche a livello internazionale.

I numeri ne confermano la rilevanza: dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2024, il Fondo ha rilasciato oltre 4,3 milioni di garanzie, sostenendo un volume complessivo di nuovi prestiti superiore a 515 miliardi di euro.

Come funziona

Il Fondo di Garanzia per le PMI è uno strumento pubblico che facilita l’accesso al credito bancario per piccole e medie imprese e professionisti. Non eroga un contributo diretto, ma presta una garanzia pubblica su una parte del finanziamento concesso da una banca, da una società di leasing o da un altro intermediario finanziario.

Questa garanzia sostituisce, in tutto o in parte, le garanzie reali normalmente richieste all’impresa e riduce il rischio per il soggetto finanziatore.

Gli elementi essenziali dello strumento sono i seguenti:

  • garanzia fino all’80% per finanziamenti destinati a investimenti;
  • garanzia fino al 50% per operazioni di liquidità;
  • coperture specifiche per alcune categorie, incluse le mid-cap;
  • importo massimo garantito fino a 5 milioni di euro per impresa;
  • gestione affidata a Mediocredito Centrale, per conto del MIMIT.

Il Fondo si rivolge a:

  • PMI;
  • microimprese;
  • professionisti titolari di partita IVA;
  • start up innovative.

Proroga 2026: cosa cambia

La proroga fino al 31 dicembre 2026 conferma l’operatività dello strumento alle condizioni agevolate già previste negli ultimi anni.

In particolare, restano confermate:

  • la copertura fino all’80% per investimenti produttivi;
  • la copertura al 50% per operazioni di liquidità;
  • il massimale di 5 milioni di euro per impresa.

Il mantenimento di queste condizioni viene considerato strategico per garantire continuità al sostegno delle imprese, sia sul fronte degli investimenti sia su quello delle esigenze di cassa e capitale circolante.

Perché il fondo è importante

Il Fondo di Garanzia ha un valore sistemico perché riduce il rischio per le banche e rende più accessibile il credito alle imprese che non dispongono di sufficienti garanzie reali.

Dal punto di vista delle aziende, ciò significa:

  • maggiore facilità nell’ottenere un prestito;
  • minore richiesta di garanzie aggiuntive;
  • condizioni finanziarie potenzialmente più favorevoli;
  • possibilità di pianificare investimenti con maggiore serenità.

Nel primo semestre 2025, ad esempio, sono state presentate oltre 130.000 richieste di garanzia, con più di 128.000 operazioni approvate e circa 23,7 miliardi di euro di finanziamenti garantiti. Si tratta di numeri che confermano il ruolo centrale dello strumento nel sostegno al tessuto produttivo.

A chi si rivolge

Il Fondo è rivolto a imprese e professionisti che incontrano difficoltà ad accedere al credito bancario per carenza di garanzie sufficienti.

La garanzia pubblica, affiancata anche da risorse europee, sostituisce quindi le garanzie normalmente richieste dal sistema bancario, alleggerendo il peso finanziario e patrimoniale sulle imprese.

Cosa prevede

La garanzia può essere attivata solo in presenza di un finanziamento concesso da una banca o da un intermediario finanziario. Il Fondo, infatti, non interviene direttamente nel rapporto tra banca e cliente.

Restano quindi oggetto di contrattazione tra le parti:

  • tasso di interesse;
  • durata del finanziamento;
  • modalità di rimborso;
  • ulteriori condizioni contrattuali.

Resta fermo, però, un principio importante: sulla quota coperta dal Fondo non possono essere acquisite garanzie reali, assicurative o bancarie.

Valutazione del merito creditizio

L’accesso al Fondo non è automatico. La concessione della garanzia è subordinata alla valutazione del merito creditizio dell’impresa richiedente.

A questo scopo viene utilizzato un sistema di rating che considera parametri quantitativi e qualitativi, tra cui:

  • indicatori di bilancio;
  • livello di indebitamento;
  • andamento dei rapporti bancari;
  • settore di attività;
  • profilo economico-finanziario complessivo.

Il sistema ha il vantaggio di essere trasparente, perché i criteri di valutazione sono definiti nelle Disposizioni operative del Fondo. Le imprese possono così comprendere in anticipo gli elementi su cui verranno valutate e individuare eventuali aree di miglioramento.

C. Fondo di sostegno al venture capital

Tra gli strumenti confermati dalla riforma rientra anche il Fondo di sostegno al venture capital, noto come Fondo Nazionale per l’Innovazione (FNI).

Istituito dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145, il Fondo ha segnato un forte rilancio dell’intervento pubblico nel mercato italiano del venture capital, accorpando diversi strumenti preesistenti in un unico veicolo di sistema.

La logica alla base del Fondo è quella del co-investimento tra risorse pubbliche e private. Alla dotazione pubblica si affiancano infatti apporti di pari entità o superiori provenienti da investitori privati, in modo da amplificare l’effetto leva e sostenere la crescita dell’ecosistema dell’innovazione.

La gestione è affidata a CDP Venture Capital SGR, mentre le risorse pubbliche sono confluite nel veicolo denominato Fondo di co-investimento MiSE.

A chi si rivolge e come opera

Il Fondo investe, direttamente o indirettamente, nel capitale di:

  • start up;
  • scale up;
  • PMI innovative non quotate;
  • imprese ad alto potenziale di sviluppo nelle fasi seed, start up e growth.

L’intervento può avvenire:

  • con investimenti diretti nel capitale sociale;
  • mediante la sottoscrizione di quote di altri fondi di venture capital;
  • attraverso fondi specializzati o fondi di fondi.

Gli investimenti sono generalmente effettuati a condizioni di mercato e, proprio per questo, non configurano in senso stretto un aiuto di Stato.

Perché il Fondo è rilevante nel 2026

Nel quadro della riforma degli incentivi 2026, il Fondo continua a rappresentare uno dei pilastri della politica industriale a sostegno dell’innovazione.

Il suo ruolo è rafforzato anche dal collegamento con misure e risorse riconducibili al PNRR, come nel caso del Digital Transition Fund, e dal progressivo ampliamento della platea di soggetti che possono investire nel comparto.

Tra i punti chiave più rilevanti figurano:

  • il sostegno alla crescita del mercato del venture capital italiano;
  • l’incremento del numero di imprese innovative beneficiarie;
  • il rafforzamento della transizione digitale e tecnologica;
  • il supporto all’accesso a capitali di rischio nelle fasi iniziali e di crescita.

Venture Capital: cosa significa

Il venture capital è una forma di investimento istituzionale di medio-lungo periodo nel capitale di rischio di imprese innovative non quotate, caratterizzate da elevato potenziale di crescita ma anche da un rischio elevato.

A differenza del credito bancario, che finanzia modelli di business già consolidati, il venture capital interviene nelle fasi più incerte e strategiche dello sviluppo d’impresa.

Le sue caratteristiche principali sono:

  • investimento in equity, in cambio di quote del capitale sociale;
  • supporto manageriale e strategico oltre al semplice apporto di risorse;
  • networking industriale e finanziario;
  • obiettivo di valorizzazione ed exit entro un orizzonte generalmente decennale.

Le novità introdotte dal decreto Economia

Un passaggio rilevante per il settore è rappresentato anche dal decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95, che ha modificato la disciplina sugli investimenti istituzionali nel venture capital.

La nuova normativa amplia alle casse di previdenza e ai fondi pensione la partecipazione al comparto delle start up e delle PMI innovative e introduce una serie di novità significative.

Tra queste:

  • estensione del concetto di investimenti qualificati anche agli impegni vincolanti e irrevocabili a investire;
  • riconoscimento degli investimenti indiretti, anche tramite fondi di fondi o veicoli societari;
  • ridefinizione graduale delle quote minime da destinare al venture capital.

Il calendario di adeguamento viene così rimodulato:

  • 3% del portafoglio dal 1° gennaio 2025;
  • 5% nel 2026;
  • 10% nel 2027.

Gli effetti per start up, investitori e professionisti

Le ricadute operative della riforma interessano l’intera filiera dell’ecosistema innovativo.

Per le start up innovative, si apre una concreta opportunità di rafforzamento patrimoniale, soprattutto nelle fasi early stage. Ciò richiede però anche maggiore capacità organizzativa e documentale, ad esempio nella predisposizione di:

  • business plan strutturati;
  • dati economico-finanziari coerenti e aggiornati;
  • modelli di governance trasparenti;
  • documentazione adeguata agli standard richiesti dagli investitori pubblici e privati.

Dal lato degli operatori di venture capital, cresce la possibilità di collaborare con il settore pubblico attraverso strumenti di matching fund e co-investimento.

I fondi privati potranno, ad esempio:

  • co-investire con CDP Venture Capital SGR;
  • utilizzare strumenti pubblici di de-risking;
  • sviluppare veicoli tematici in ambiti strategici come deep tech, energia e life sciences.

Per commercialisti, advisor e consulenti si apre infine uno spazio professionale sempre più rilevante, legato all’accompagnamento delle imprese nei processi di accesso al capitale, nella strutturazione di strumenti ibridi e nella costruzione di piani industriali coerenti con la logica del venture capital.

D. Beni strumentali – Nuova Sabatini

La Nuova Sabatini si conferma tra i principali strumenti agevolativi nazionali a sostegno degli investimenti delle PMI.

Fin dalla sua attivazione, nel 2014, ha registrato un utilizzo molto elevato da parte delle imprese e un forte coinvolgimento degli intermediari finanziari, diventando uno dei pilastri del sostegno agli investimenti produttivi.

Nata per agevolare l’acquisto di impianti, macchinari e attrezzature, la misura si è progressivamente evoluta per includere:

  • investimenti coerenti con il paradigma Industria 4.0;
  • investimenti a basso impatto ambientale, nella versione green;
  • interventi collegati al rafforzamento patrimoniale, nella linea Nuova Sabatini Capitalizzazione.

Dal 2014 sono state presentate circa 310.000 domande, con oltre 56 miliardi di euro di finanziamenti concessi e più di 138.000 imprese agevolate. Anche nel 2024 lo strumento ha mantenuto livelli molto elevati di operatività.

Beneficiari

La Nuova Sabatini si rivolge alle PMI con sede legale o operativa in Italia.

È accessibile ai settori:

  • industria;
  • artigianato;
  • agricoltura;
  • commercio;
  • servizi.

Sono escluse le attività finanziarie e assicurative.

Per accedere al contributo, le imprese devono:

  • essere regolarmente iscritte al Registro delle imprese;
  • avere sede legale o operativa in Italia;
  • non trovarsi in liquidazione o fallimento;
  • essere in regola con la normativa fiscale e antimafia;
  • rispettare i parametri dimensionali europei relativi a fatturato e numero di dipendenti.

Particolare attenzione continua a essere rivolta al Mezzogiorno, anche attraverso linee maggiorate come la Nuova Sabatini Sud.

Come funziona nel 2026

Nel 2026 la misura mantiene il suo impianto originario, ma con nuove risorse e una crescente attenzione agli investimenti sostenibili e digitali.

Gli elementi principali possono essere sintetizzati così:

VoceDescrizione
Sostegno agli investimentiFinanzia acquisto o leasing di beni strumentali nuovi destinati a impianti produttivi in Italia
Risorse aggiuntiveLa Legge di Bilancio 2026 stanzia 200 milioni di euro per il 2026 e 450 milioni per il 2027
Effetto levaÈ previsto il sostegno a oltre 4,5 miliardi di euro di investimenti privati
Contributo agevolatoContributo in conto impianti calcolato convenzionalmente sugli interessi del finanziamento
Durata e limitiFinanziamento fino a 5 anni, per importi fino a 4 milioni di euro, elevabili a 6 milioni per investimenti digitali o sostenibili
AmbitoMacchinari, impianti, attrezzature, hardware, software e tecnologie digitali

Il contributo viene riconosciuto a copertura di una quota del valore degli interessi calcolati in via convenzionale su un finanziamento bancario o in leasing.

Le agevolazioni previste

La misura prevede contributi differenziati in base alla tipologia di investimento:

  • 7,72% per investimenti ordinari;
  • 10,08% per investimenti in tecnologie digitali e sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti;
  • 10,08% per investimenti green;
  • 10,08% per investimenti con contestuale ricapitalizzazione delle medie imprese;
  • 14,26% per investimenti con contestuale ricapitalizzazione delle piccole imprese.

L’erogazione avviene:

  • in unica soluzione per finanziamenti inferiori a 200.000 euro;
  • in 5 quote annuali di pari importo per importi superiori.

Nuova Sabatini Capitalizzazione

La linea Capitalizzazione è riservata alle imprese costituite in forma di società di capitali.

L’aumento di capitale sociale deve essere:

  • non inferiore al 30% dell’importo del finanziamento richiesto;
  • deliberato prima della domanda di contributo;
  • effettuato esclusivamente mediante conferimento in denaro.

L’aumento deve essere sottoscritto entro 30 giorni dalla concessione del contributo e, entro lo stesso termine, deve essere versato almeno il 25%, oltre all’eventuale sovrapprezzo. In caso di socio unico, il versamento deve essere integrale.

Interventi agevolabili

La Nuova Sabatini finanzia investimenti destinati:

  • alla creazione di una nuova attività produttiva;
  • all’ampliamento di un’unità produttiva;
  • alla diversificazione della produzione;
  • al cambiamento fondamentale del processo produttivo.

Spese ammissibili

Sono agevolabili le spese per:

  • macchinari;
  • impianti;
  • beni strumentali;
  • attrezzature;
  • hardware, software e tecnologie digitali.

Non sono invece ammissibili, tra le altre:

  • spese per terreni e fabbricati;
  • opere murarie;
  • impianti eolici;
  • beni usati;
  • scorte;
  • immobilizzazioni in corso e acconti;
  • commesse interne;
  • beni già consegnati in prova o in conto visione.

Presentazione delle domande

Le domande si presentano esclusivamente in via telematica attraverso il portale dedicato del MIMIT.

Le richieste possono essere inoltrate in qualunque momento dell’anno, fino a esaurimento delle risorse. La procedura è a sportello e segue l’ordine cronologico di presentazione.

La domanda deve essere presentata prima dell’avvio dell’investimento, cioè prima della firma del contratto o dell’emissione dell’ordine di acquisto.

La documentazione richiesta comprende, in genere:

  • bilanci o dichiarazioni fiscali degli ultimi due esercizi;
  • certificato ATECO e dichiarazioni sostitutive;
  • preventivi dettagliati dei beni;
  • planimetria della sede produttiva;
  • descrizione del progetto e del finanziamento.

Cumulabilità

La Nuova Sabatini è cumulabile con altri incentivi, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa europea.

Tra le principali possibilità di cumulo rientrano:

  • credito d’imposta per beni strumentali 4.0;
  • Transizione 5.0;
  • contributi regionali a fondo perduto;
  • altri incentivi compatibili con il regime de minimis.

Obblighi da rispettare

Le imprese beneficiarie devono rispettare vincoli precisi:

  • mantenere i beni nella sede indicata;
  • non alienarli né cederli per almeno 3 anni dall’ultima erogazione;
  • mantenere i requisiti di PMI;
  • restare in regola dal punto di vista contributivo;
  • comunicare tempestivamente variazioni societarie o di sede.

La violazione di tali obblighi può comportare la revoca totale o parziale del contributo.

Scadenze e risorse

La misura resta aperta fino a esaurimento fondi.

Le risorse disponibili sono pari a 1,7 miliardi di euro fino al 2029.

E. Incentivi nel settore dell’aerospazio – Legge 808/1985

Tra gli strumenti confermati dalla riforma rientrano anche gli incentivi nel settore dell’aerospazio disciplinati dalla legge 24 dicembre 1985, n. 808.

Si tratta di uno dei principali strumenti di politica industriale per il sostegno alla ricerca e allo sviluppo nel comparto aerospaziale, confermato anche nel quadro delle politiche industriali 2024-2026.

La legge autorizza interventi finalizzati allo sviluppo e all’accrescimento della competitività delle industrie aeronautiche italiane, con particolare riferimento alla partecipazione delle imprese nazionali a programmi industriali in collaborazione internazionale, allo sviluppo tecnologico del settore, al consolidamento occupazionale e al miglioramento della bilancia dei pagamenti del comparto.

Finalità degli interventi

Gli interventi hanno natura sussidiaria rispetto all’investimento privato e sono finalizzati a sostenere progetti riguardanti:

  • ricerca industriale, orientata all’acquisizione di nuove conoscenze per nuovi prodotti o processi;
  • sviluppo sperimentale, finalizzato alla realizzazione di prodotti o processi nuovi, modificati o migliorati;
  • studi di fattibilità tecnica preliminari alle attività di ricerca e sviluppo.

Le agevolazioni consistono in finanziamenti a tasso zero, commisurati ai costi ammissibili.

Intensità delle agevolazioni

Le percentuali massime di finanziamento possono arrivare fino a:

  • 95% o 80% dei costi ammissibili per le grandi imprese, in base al grado di innovatività del progetto;
  • 100% o 85% per le PMI, sempre in relazione alla valutazione del progetto come “molto innovativo” o “innovativo”.

I progetti legati alla sicurezza nazionale

Un filone particolarmente rilevante è quello dei progetti di ricerca e sviluppo nell’area della sicurezza nazionale, disciplinato anche dal decreto direttoriale 11 giugno 2024, in attuazione del DM 28 settembre 2023.

Questa misura, rilanciata dopo oltre un decennio, ha l’obiettivo di sostenere la tempestiva realizzazione di progetti aerospaziali funzionali alla sicurezza nazionale.

I progetti possono riguardare, tra l’altro:

  • sistemi e prodotti destinati alle esigenze operative di enti preposti alla tutela della sicurezza nazionale;
  • tecnologie per la difesa;
  • sistemi destinati alle Forze Armate;
  • progetti di interesse NATO od OCCAR.

Requisiti delle imprese beneficiarie

Possono accedere ai finanziamenti le imprese che svolgono prevalentemente attività industriale nel settore aerospaziale.

Nei due esercizi antecedenti la domanda, il fatturato medio derivante da attività del settore deve essere almeno:

  • 50% per le grandi imprese;
  • 25% per le PMI.

Le imprese devono inoltre:

  • avere una stabile organizzazione in Italia;
  • essere regolarmente costituite e iscritte al Registro delle imprese;
  • essere nel pieno esercizio dei propri diritti;
  • non trovarsi in liquidazione o in procedure concorsuali;
  • essere in regola con eventuali restituzioni dovute a seguito di revoche di agevolazioni;
  • non essere imprese in difficoltà ai sensi della normativa europea.

Per i progetti collegati alla sicurezza nazionale sono richiesti anche requisiti ulteriori, come il possesso della qualificazione AQAP e lo svolgimento di attività di fornitura alla Difesa nel triennio precedente.

Progetti congiunti

Le imprese possono presentare progetti anche in forma congiunta, purché le imprese associate non siano superiori a cinque.

In tali casi è necessario:

  • ricorrere a un contratto di rete o altra forma di collaborazione effettiva;
  • individuare un’impresa capofila quale referente nei confronti del Ministero.

Costi e spese ammissibili

Sono ammissibili, nei limiti delle risorse disponibili, i costi e le spese sostenuti per la realizzazione dei progetti, tra cui:

  • costi del personale tecnico, ricercatori e personale ausiliario;
  • costi di strumentazioni e attrezzature nuove di fabbrica;
  • servizi di consulenza e prestazioni di terzi;
  • costi per materiali, componenti e semilavorati;
  • costi indiretti e spese generali imputabili al progetto.

Durata dei progetti

I progetti devono avere una durata compresa tra 2 e 5 anni.

Nei bandi richiamati, i costi ammissibili devono essere almeno:

  • 5 milioni di euro per progetti presentati da una singola impresa;
  • 7 milioni di euro per progetti presentati da imprese associate.

Ogni fase del progetto deve avere durata minima di un anno solare e massima di due anni, con scadenza coincidente con la fine dell’anno di calendario.

Aree tecnologico-produttive di intervento

Tra le aree ammissibili rientrano numerosi ambiti tecnologici strategici per il settore aerospaziale e della difesa, tra cui:

  • velivoli a pilotaggio remoto;
  • sistemi di addestramento aeronautico militare;
  • velivoli da combattimento di sesta generazione;
  • velivoli ad ala rotante ad alte prestazioni;
  • sistemi satellitari militari;
  • materiali radar assorbenti;
  • componenti ad alto grado termico;
  • sistemi AESA;
  • sensori integrati;
  • sistemi C4ISR e difesa cibernetica;
  • sistemi di guerra elettronica;
  • sistemi crittografici di nuova generazione;
  • sistemi AI per l’ottimizzazione multi-fisica;
  • sistemi di supporto alla navigazione in ambiente GNSS-denied;
  • sistemi di propulsione aeronautica;
  • tecnologie di manutenzione predittiva;
  • sistemi d’arma ad energia diretta laser;
  • microchip.

Presentazione delle domande e concessione dei finanziamenti

Nel bando 2024 relativo alla sicurezza nazionale, le domande potevano essere presentate dal 1° luglio al 31 ottobre 2024 via PEC, secondo le modalità definite dal decreto direttoriale.

Le linee guida di quel bando, insieme al regolamento sugli interventi di ricerca e sviluppo, costituiscono un riferimento importante anche per l’impostazione futura delle misure nel settore aerospaziale.

La concessione del finanziamento avviene con decreto del Ministero, sulla base della proposta del Comitato competente e delle risorse disponibili. Il decreto specifica:

  • obiettivi;
  • tempi;
  • modalità di realizzazione;
  • adempimenti;
  • piano di erogazione e restituzione;
  • condizioni di revoca.

Su richiesta dell’impresa può essere concessa un’anticipazione fino al 20% del finanziamento, previa fideiussione o polizza assicurativa di pari importo.

I finanziamenti non sono cumulabili con altre agevolazioni pubbliche concesse per i medesimi costi e spese.

Qual è la logica complessiva della riforma

Nel complesso, la riforma degli incentivi alle imprese 2026 non elimina il sostegno pubblico, ma ne modifica profondamente l’architettura.

La logica non è quella della semplice cancellazione di misure esistenti, bensì quella del loro riordino all’interno di un numero limitato di strumenti principali, considerati più adatti a garantire:

  • maggiore chiarezza;
  • minore frammentazione;
  • più efficienza amministrativa;
  • migliore capacità di programmazione;
  • maggiore coerenza con le politiche industriali nazionali ed europee.

Il fulcro del nuovo modello è il Fondo per la crescita sostenibile, che diventa il contenitore principale delle politiche di sostegno a ricerca, innovazione, start up, investimenti produttivi e continuità aziendale.

Accanto ad esso, restano centrali alcuni strumenti ormai consolidati e riconoscibili per imprese e operatori, come il Fondo di Garanzia per le PMI, il Fondo Nazionale per l’Innovazione, la Nuova Sabatini e gli incentivi aerospaziali ex legge 808/1985.

Il risultato atteso è un sistema meno dispersivo e più leggibile, in cui le agevolazioni non scompaiono necessariamente nelle loro finalità, ma vengono ricondotte a un impianto più organico e governabile.

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